Bond: No all’equiparazione Ue tra vino e sigarette

“La risoluzione della commissione parlamentare che si occupa delle politiche anti cancro è fuorviante. A differenza del fumo, un consumo moderato di vino è parte della dieta mediterranea.

La decisione della commissione delle politiche anti cancro del Parlamento europeo (Beca) che vuole equiparare il vino alle sigarette, magari apponendo sulle bottiglie etichette allarmistiche e minatorie come quelle che già coprono gran parte dei pacchetti delle sigarette ha messo in allarme le organizzazioni agricole e anche gran parte del mondo sanitario, in quanto non è scientificamente confermato che il consumo moderato di vino nuoccia alla salute, come invece è confermato nel caso del fumo.

Prendere di mira l’alcol a prescindere, sia di alta gradazione – particolarmente amato nei paesi nordici – che quello a bassa gradazione – tipico del vino, da sempre uno dei capisaldi della dieta mediterranea – è semplicemente fuorviante, e rischia di fare più danni che benefici alla salute. Non si deve dimenticare che negli ultimi decenni si è consolidato il parere del mondo sanitario secondo cui un consumo moderato di vino ai pasti sia benefico per la salute, per l’apporto di polifenoli. Non solo: la viticoltura contribuisce a mantenere l’uomo sui terreni spesso marginali, tanto che in molti luoghi d’Europa – a iniziare dal Veneto – i vigneti sono degli autentici giardini che costituiscono un plus per il paesaggio, tanto da essere riconosciuti e tutelati come Patrimonio dell’Umanità Unesco, come nel caso di Conegliano e Valdobbiadene. Poi c’è l’aspetto economico connesso al vino: dalla campagna alla cantina e alla distribuzione, attorno alla produzione di vino in Europa girano milioni di posti di lavoro, miliardi di fatturato e di export, tanto da essere uno dei volani dell’economia, oltre che ambasciatore della migliore cultura enogastronomica mondiale, universalmente riconosciuta, apprezzata e imitata in tutto il mondo.

Sarebbe auspicabile che in campo enologico gli organismi europei si dessero una regolata: da una parte si sforzano di tutelare le proprie denominazioni da parte della concorrenza sleale sempre più agguerrita (non sempre riuscendoci); dall’altra, fanno a gara nel demolire il lavoro di tutela e valorizzazione del vino.

Infine, sovviene il dubbio che per l’alcol a Bruxelles si faccia come si è tentato di fare con il Natale: cancellarlo con una circolare per non dare fastidio a gruppi sociali che non si riconoscono nella tradizione cattolica di gran parte dell’Unione europea. Se così fosse, sarebbe un ulteriore pessimo segnale”.

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