Inps, Brunetta: Sui dati mercato del lavoro trionfalismo mal riposto

“Maggiore attenzione dovrebbe essere data alle dinamiche dell’occupazione in questa fase di recessione. Purtroppo la propaganda del Governo cerca di nascondere anche i veri numeri del mercato del lavoro.

Ieri sono stati salutati con grande soddisfazione i dati prodotti dall’Inps su basi amministrative. Si è celebrato il successo delle politiche del Governo e del decreto Dignità. Ma ci vorrebbe tanta dignità ed umiltà per ammettere che tutto questo trionfalismo è mal posto.

È sufficiente osservare due dati: le assunzioni a tempo indeterminato quasi si dimezzano da settembre (125mila) a dicembre (69mila) e la variazione positiva del 2018 rispetto al 2017 è una costante di tutto l’anno. Difficile dire che il decreto Dignità abbia avuto un effetto positivo, anzi sembra confermata la perdita di occupazione a tempo indeterminato.

D’altra parte è vero che i contratti a tempo determinato sono diminuiti da agosto, crollando negli ultimi due mesi, ma questa dinamica appare ascrivibile al generale rallentamento dell’economia e all’incertezza delle decisioni di investimento delle imprese.

La recessione produce i suoi effetti anche sulle assunzioni: occorre notare che il saldo complessivo tra assunzioni e cessazioni continua ad essere positivo (+431mila) ma è inferiore di circa 30mila contratti a quello del 2017. L’alto numero di contratti a termine trasformati in presenza del rallentamento di nuovi contratti a termine e di caduta di assunzioni a tempo indeterminato testimonia che le aziende pescano le risorse al loro interno e non allargano la base occupazionale. E, d’altra parte, come potrebbero dal momento che siamo in recessione?

Ancora una volta il Governo, quello giallo-verde come quelli di Renzi e Gentiloni, mascherano il fallimento della loro politica economica che non aumenta il numero di occupati con una diversa composizione dell’occupazione.

Altro che crescita e maggiori occasioni di lavoro. Invitiamo dunque il giovane Di Maio e tutta la sua fanfara ad essere più cauti nel commentare e a studiare di più. Ci auguriamo che la presa di potere all’Inps non ci porti anche alla normalizzazione dei numeri se non al loro occultamento. Profonda è la preoccupazione e vigileremo con attenzione su questo versante perché quello che vogliamo evitare è la falsificazione dei dati a beneficio della propaganda. L’Inps non è la piattaforma Rousseau e la democrazia si basa sulla trasparenza delle informazioni”.

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