Manovra, Brunetta: diminuire tasse ma no aumento deficit e debito

“In riferimento alla proposta del Governo di inserire nella prossima Legge di Bilancio incentivi fiscali per gli investimenti in titoli di Stato italiani, crediamo che qualsiasi riduzione della pressione fiscale sia apprezzabile, ovviamente a patto che sia coperta da una riduzione della spesa pubblica o attraverso maggiori entrate tributarie. Ci sono forti perplessita’, tuttavia, sulla reale fattibilita’ di questa operazione dal punto di vista dei conti pubblici, qualora questi tagli venissero fatti grazie ad un aumento di deficit e debito, gia’ significativamente alti”.

Cosi’, in una nota, il deputato di Forza Italia Renato Brunetta.

“Detto questo, e’ opportuno ricordare – aggiunge – che gli investitori istituzionali (banche, sim, societa’ di gestione del risparmio) sono gia’ dei lordisti, ovvero percepiscono per intero i proventi dei loro investimenti senza alcuna tassazione alla fonte. Le imposte sono pagate alla fine dell’anno civilistico in base alla loro soggettivita’ fiscale. Quindi, per loro, il risparmio fiscale sarebbe nullo. Stessa cosa vale per gli investitori esteri, che attualmente sono i principali acquirenti dei nostri titoli di Stato. Per i cittadini residenti, invece, il vantaggio sarebbe importante e cambierebbe a seconda dell’entita’ del beneficio fiscale. Occorrerebbe, pero’, mitigare, o meglio immunizzare, alcuni effetti negativi. Esiste, infatti, una disparita’ di trattamento fra i proventi dei titoli di Stato e gli altri strumenti finanziari. I primi sono tassati al 12,5%, i secondi al 26%”.

“Questo vuol dire che lo Stato favorisce gli investimenti nel mercato obbligazionario rispetto a quelli nell’azionario. Questo differenziale deve essere ridotto, se si vogliono evitare effetti distorsivi sul medio periodo e possibilita’ di arbitraggio tra varie fonti di finanziamento. Auspicabile e’, quindi, una riduzione generalizzata della tassazione sui mercati dei capitali, per favorire condizioni di accesso alle fonti di finanziamento piu’ a buon mercato per le imprese. La giusta riduzione della spesa per interessi va perseguita soprattutto attraverso una riduzione dei rischi per gli investitori: migliorando la reputazione dello Stato, la crescita economica e la responsabilita’ nella gestione dei conti pubblici, oltre che alla riduzione del debito pubblico”.

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